“L’anno in cui fu inventato il cigno”

di GABRIELE OTTAVIANI

Sono pronto a scommettere che si creda la prima vera donna nata in questo derelitto mondo… 

L’anno in cui fu inventato il cigno, Ardian-Christian Kyçyku, Besa, traduzione di Giuseppe Stabile. La realtà che si schiude di fronte agli occhi del protagonista come le ali di un uccello pronto a spiccare il volo, drammatica e destabilizzante, è la condizione autentica del suo paese, e si manifesta di fronte a lui con lo sgomento di una rivelazione. Il cigno del titolo è il simbolo della fragilità della condizione umana e quest’uomo, di cui non conosciamo il nome perché in realtà è figura al tempo stesso particolare e universale, in quanto incarna la cognizione della precarietà dell’esistenza, è la voce di chi voce non ha, perché non l’ha mai avuta, perché è stata soffocata, perché l’ha persa per sempre. Monumentale. 

21 marzo 2021