"L'anno in cui fu inventato il cigno" di Ardian-Christian Kyçyku

ANNA LATTANZI

"L’ultimo avvenimento rumoroso a pungere il cuore invecchiato della città, da tanto tempo esausto, era stato uno sparo: un proiettile impaurito, uscito dal primo fucile – il fucile era stato appena inventato – serpeggiò in aria come un pensiero raggelato e fece inaspettatamente un terzo occhio a uno dei nostri ubriaconi apolitici, uscito a vedere come se ne andavano, trascinandosi stancamente, i nemici. Erano venuti avvolti in un’orgia di colori e metalli rilucenti, con dei cannoni giganteschi, che avevano mandato all’aria le case sul limitar del lago; c’erano stati per quasi mezzo millennio, in città; avevano portato con sé i loro cibi inebrianti, i loro canti, le loro puttane, finché non avevano seminato un po’ di tutte queste cose anche nelle nostre anime, avide di comunicare con qualunque cosa venisse da fuori. Più tardi, quelle difficoltà profondamente umane – e che, nella maggioranza dei casi, è bene condividere proprio con coloro con cui niente hai in comune – resero possibile che non si distinguesse più chi era del posto e chi “l’antico nostro fratello venuto di lontano”. 

L'anno in cui fu inventato il cigno di Ardian Christian Kycyku è ambientato a Ocrida (si pensa possa essere Pogradec, città natale dello scrittore), si apre con l'omicidio misterioso di un uomo durante il dominio turco in Albania. La città, le sue caratteristiche e in particolare i suoi corsi d'acqua costituiscono gli elementi principali del racconto. 

La fascia di ambientazione temporale cambia: uno studente, dopo una notte passionale va a rinfrescarsi, ma la polizia pattuglia il lago e in seguito a un illegittimo sconfinamento a nuoto di chissà chi, arresta chiunque passi da quel posto. Così, il giovane si ritrova in una buia cella, con la pesante accusa di tradimento e tentativo di espatrio. La prigionia è molto evocativa: la cella rappresenta la metafora sia della città, che dell'Albania durante il regime dittatoriale, vissuta come prigione, terra martoriata e fonte di grande oppressione. In questa posizione di prigioniero, il protagonista assume la piena consapevolezza della situazione - condizione della sua terra e la acquisisce ancora di più grazie alla "sfasatura temporale" in cui si ritrova. Ed è proprio in questa condizione che si riaffaccia la necessità e l'urgenza di riscatto, che emerge la voglia di una reinvenzione del mondo e della stessa Albania. Il cigno diventa il simbolo di una sfida lanciata all'insensatezza della Storia e alla degradazione dell'umano. 

L’anno in cui fu inventato il cigno (Anul în care s-a inventat lebăda, 1997) è il primo romanzo scritto in rumeno da Ardian-Christian Kyçyku o Kuciuk (Pogradec, 23 agosto 1969), scrittore di espressione albanese e rumena, autore poliedrico di oltre 50 opere originali (romanzi, prose brevi, drammi, sceneggiature, traduzioni e saggi). Pluripremiato per i suoi romanzi, in Albania, Kyçyku è anche un profondo conoscitore dei Balcani (co-fondatore dell’Istituto di Studi balcanici “Hæmus” e dell’omonima rivista, di cui è anche direttore e redattore). La sua prosa visionaria può essere accostata a quella di Kafka, Kadarè, Buzzati o Murakami, attinge a un immaginario più balcanico che albanese ma aspira chiaramente all’universalità.

Kycyku consegna al lettore un romanzo forte e potente nella sua interezza, che offre grandi spunti di riflessione sulla situazione dell'Albania presente e passata e soprattutto sulla voglia di redenzione di un paese martoriato. Lo stile dell'autore albanese, che vive ormai da anni a Bucarest, è armonico e l'equilibrio tra le parole e i concetti espressi è di altissimo spessore. Kycyku narra, senza paura di ferire e senza essere mai giudicante. Quest'ultima caratteristica nasce dalla convinzione dell'autore di dover lasciare al lettore la possibilità di chiudere il cerchio e di dare una libera interpretazione ai fatti. Perché, come lo stesso scrittore dice "la letteratura è libertà".