Per i lettori italiani


Mi chiamo Ardian Kyçyku, sono nato nel 1969 nella città albanese di Pogradec, sulle riva del Lago d’Ohrid. Sono un autore bilingue, dal 1996, infatti, scrivo anche in lingua romena. Mi sono trasferito da Tirana a Bucarest nell’inverno del 1991 fruendo di una borsa di studio per un dottorato in letteratura comparata ed universale.

Il romanzo I Fiumi del Sahara l’ho scritto per la prima volta nel 1986, a diciassette anni. L’ho ripreso nel 1988, mentre alla fine dell’anno 1999 ne ho riveduto alcuni brani.
La storia di questo romanzo è attraente, almeno per me, in veste di autore e di semi-protagonista, perché I Fiumi del Sahara, nonché gli altri tre romanzi che l’hanno seguito, scritti durante il periodo 1990-1992, sono basati su alcune mie esperienze. 

I Fiumi del Sahara era pronto per essere stampato nel 1988, dunque durante il periodo socialista. L’ho consegnato alle autorità e, a dire la verità, non mi sono stupito quando la sua pubblicazione è stata approvata. La critica ufficiale e la censura erano abituate a vedere la dissidenza solamente nelle idee principali di una opera, nella duplicità di qualche paragrafo, nelle caratteristiche e nel comportamento dei personaggi, ma mai nell’eleganza del testo, nella forza magica dello stile, che rapisce e colma di piacere il lettore. Dall’altra parte, mi rendevo conto che la letteratura degli altri Paesi, limitrofi, si occupava di altri problemi, anch’essi lontani dallo spirito dei Fiumi... Poi passò quasi un anno. Mi recavo quasi ogni mattina alla casa editrice di Stato per ottenere l’assenso alla pubblicazione e la firma del direttore. Quest’ultimo mi ha ingannato ripetutamente, aggiungendo scuse su scuse, finché non è arrivato a dirmi che la carta per la stampa era finita! Dubitavo che lui avesse letto il romanzo, ma ero sicuro che l’intuizione degli stupidi o dei falliti in casi del genere non sbaglia mai. Insomma, c’era il piombo, ma mancava la carta! E dunque con lo stesso spirito e la stessa ironia del protagonista del I Fiumi, sono andato avanti, convincendomi che il romanzo non era stato scritto per essere pubblicato, o almeno per essere pubblicato in quel momento. La carta è esaurita – questa mi suonava come: il tuo inchiostro è stato aggiunto / hai piu inchiostro per scrivere in futuro.


Il romanzo sembra non appartenere affatto ai tempi oscuri dell’Albania di allora, ma conserva tutto l’affanno, le delusioni, le piccole rivolte individuali della gente dei Balcani di quegli anni. Questo fatto si spiega semplicemente tramite lo stile e l’ironia, avvolti da un lirismo che, a mio parere, rimane irrepetibile, dato che nei tempi in cui scrivevo il romanzo, lo vivevo e contemporaneamente lo perdevo, cioè si trasformava in un ricordo. Un doppio ricordo: della vita e di quanto avevo scritto. Spesso ho visto questo mio romanzo come la concentrazione di un mondo in cui l’assurdo, contrariamente di tutto ciò che siamo abituati a sentire e ad accettare, non porta alla rovina, ma diventa fertile, apre gli occhi della mente, anzi del cuore. Questo assurdo è un gioco saggio dell’animo che prova un fastidio per una determinata realtà e non risparmia niente, prima di tutto i segreti non rivelati della Parola, per nutrire noi stessi, se non con la speranza, - perché molte speranze risultano false, sono simili agli stupefacenti - almeno con l’ironia. 

Salendo oppure scendendo da uno strato di ironia all’altro, il protagonista si trasforma in una sorta di potenza della natura, quando la natura è sorella di latte del logos. Gli altri tre romanzi: Il Cielo accetta soltanto, Baciami scheletro – romanzo con infanzia e La Giornata gravida, offrono al protagonista tante vite ed eventi improvvisi, a un essere umano che da molto tempo vive, anzi e sopravvive, completamente da solo. Mi è capitato a volte che qualche donna, dopo aver letto i miei manoscritti, mi ha chiesto il suo indirizzo postale (allora la e-mail non esisteva), oppure ha voluto conoscerla personalmente. Ogni romanzo si lega agli altri in questo protagonista che si chiama Gined Enkelana (lo pseudonimo che il protagonista dà a se stesso – Enkelana, dal nome romano di Pogradec e Gined da Gloria in Excelsis Deo) ma è autonomo per quanto concerne la struttura, lo stile, nonché l’apertura verso il tempo e la geo-storia.
Sinora, soltanto I Fiumi… e Baciami, scheletro hanno visto la luce della stampa, in lingua albanese.

Naturalmente ho provato una grande soddisfazione quando Zandonai ha voluto pubblicare in italiano I Fiumi del Sahara. Il romanzo è stato tradotto meravigliosamente da Kamela Guza, presentato con eleganza da Elvira Dones, e ha avuto un lavoro pieno di devozione e professionalità da Giuliano Geri e gli altri membri della squadra Zandonai.
La mia gioia è stata doppia, visti i vecchi legami familiari che ho con la cultura e la letteratura italiane. Un quarto di secolo fa, quando mio padre, professore di Stilistica della Lingua Italiana presso l’Università di Tirana, mi insegnava questa lingua adoperando i metodi di Battaglia e Katerinov, non mi sarei mai immaginato che un giorno avrei letto me stesso in italiano. Ma ero convinto che, col tempo, avrei parlato la lingua di Dante con più sicurezza. 

Sono convinto che anche a I Fiumi... si adatta il giudizio che è stato dato a un altro mio romanzo, Occhi: “Questo libro deve essere assolutamente letto, almeno nella misura in cui non può essere narrato”.

Cari amici italiani, vi auguro una buona lettura.